Gucci :
evoluzione di un logo

Era il 1921, esattamente 90 anni fa, quando Guccio Gucci fondò a Firenze un’azienda specializzata in pelletterie artigianali, ma anche in articoli da viaggio e per l’equitazione.

Da qui in poi i marchi della casa faranno sempre riferimento all’ambito equestre: inizialmente il morsetto, un simbolo intramontabile della casa di moda, la staffa, e successivamente un nastro verde-rosso-verde ispirato dal sotto-pancia della sella.

La fama di Gucci si espande presto, e il marchio inizia a riscuotere un grande successo con clienti di livello internazionale.

È l’estro di Gucci che permette alla sua azienda di sopravvivere al duro periodo fascista italiano, utilizzando materiali come lino, canapa, iuta e bambù, meno costosi del pellame.

Nel 1947 Guccio crea uno dei primi simboli del marchio Gucci, una straordinaria edizione della Borsa Bamboo: una borsa in candida pelle di cinghiale con il manico di bambù, ispirata alla forma della sella, esibita da tante star del cinema e signore dell’alta società.

Ingrid Bergman la porta nel film di Roberto Rossellini Viaggio in Italia del 1953; la stessa borsa fa parte del look vividamente contemporaneo di una Vanessa Redgrave nel film Blow Up di Antonioni del 1966.

Durante gli anni ’50 Gucci apre negozi a Milano e New York : la casa di moda comincia ad insediarsi nel mondo del lusso moderno.

Nel 1953, con la scomparsa di Guccio Gucci, i figli, Aldo, Vasco, Ugo e Rodolfo, ereditano l’attività.

I prodotti Gucci si affermano rapidamente, espandendosi sempre più : Londra, Palm Beach, Parigi e Beverly Hills.

Durante gli anni ’60 Gucci adotta il leggendario logo con le due G incrociate, dando vita a un altro importantissimo simbolo della maison, insieme al bambù, il nastro a strisce verde-rosso-verde e il morso di cavallo.

I materiali più utilizzati, ed anche i più pregiati, sono la caratteristica pelle di cinghiale brindle, il morbidissimo “cuoio grasso” di vitello che non si graffia, e ancora tessuti, pelle di struzzo e pregiate pelli di rettile.

Nel 1981, Gucci organizza la sua prima sfilata di moda a Firenze.

Nel 1994 il direttore creativo dell’azienda diviene Tom Ford, fino al 2006, quando Frida Giannini, già direttore creativo degli accessori, prende il suo posto.

Per festeggiare i primi 90 anni del marchio, l’azienda ha aperto a Firenze il Museo Gucci, ospitato all’interno del Palazzo della Mercanzia, in Piazza della Signoria. Un’esposizione permanente affiancata da una serie di installazioni d’arte contemporanea per ripercorrere tutta la storia della maison fiorentina.

Il Museo si estende su tre piani, con sale divise a tema : al piano terra abbiamo la grande Sala Viaggio, dedicata all’esposizione di valigie e accessori, come le prime collezioni di Guccio “Valigie e articoli da Viaggio”.

Al primo piano troviamo Mondo Flora, motivo intramontabile dell’azienda; Borse, raccolta dei modelli storici, veri e propri oggetti di culto ricercatissimi; Sera, abiti da sera e da red carpet; Preziosi, clutch uniche e oggetti di valore; ed infine Contemporary Art Space.

Il secondo piano ospita l’esposizione Logomania, che ripercorre l’evoluzione del monogramma della doppia G.

Erano gli anni ’60 quando nasce il logo GG, dalle iniziali del fondatore, usato per ornare la GG canvas, una canapa nota per l’estrema resistenza e usata per la produzione di borse, cinture e altri accessori.

Le iniziali di Guccio Gucci, una sola G o due G, vengono usate per la prima volta negli anni ’60 come chiusure per le borse, disegnate nel laboratorio Gucci a Firenze.

Ben presto il monogramma viene trasposto nel motivo a losanghe marroni su fondo ecrù del tessuto di cotone, inizialmente riservato alle famose borse da viaggio, alle borse a tracolla, ed alle sacche sportive. E’ spesso accompagnato con la guarnizione del nastro verde-rosso-verde per rafforzare l’impatto visivo del marchio. Abbiamo anche una variante del nastro, ma meno utilizzata, di colore blu-rosso-blu.

Dopo alcuni anni, l’azienda sperimenta la plastificazione della tela con uno strato di resina per renderla impermeabile, e in seguito viene migliorata la qualità con l’uso di vari strati di polivinile per renderle più resistenti.


Verso la fine degli anni ’60 gli usi della doppia G aumentano incredibilmente: il logo GG viene inserito nella prima collezione pret-a-porter della maison e diviene il primo esempio dello spavaldo total look griffato dalla testa ai piedi, portando ad un’imminente divulgazione  della “logomania”.



L’eterno logo GG viene sfruttato e riproposto in innumerevoli disegni: due GG fuse in un cerchio, contrapposte, invertite in forma astratta. Inoltre viene riprodotto in argento e oro, marchiato su velluti sontuosi, sul cuoio, impresso sul camoscio, stampato sulla seta, mescolato in lussuose pelli di coccodrillo e di lucertola.

Il monogramma GG è diventato un vero e proprio status symbol.

Marta Di Puccio

Mattia Lapucci

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